Olivo Manfrin
per tutti SIOR ULIVO

18 aprile 1862 – 28 luglio 1943

Olivo Manfrin, impiegato comunale sanvitese di elezione.
Nei primi anni del Novecento raccolse l’ardua sfida lanciata dal Direttore Scolastico di San Vito, il maestro Luigi Lenardon, alle autorità comunali e diede vita alla “Banda del ricreatorio Olivo Manfrin di San Vito” (che nell’anno 1927 assumerà il nome “Fanfara della G.I.L.”). La Banda era formata da bambini e ragazzi, orfani e non (circa trenta) e si esibì fino a pochi giorni dalla morte improvvisa di Olivo Manfrin.
Olivo Manfrin mise a disposizione la sua capiente casa (era posta all’inizio dell’attuale via a lui dedicata) per le attività dei ragazzi che ivi accoglieva. Utilizzando i propri risparmi di impiegato comunale prima e di pensionato poi, comprò e rimise a nuovo gli strumenti musicali necessari ai componenti della Banda.
Ma non c’era solo la musica nei suoi progetti: nel cortile di casa c’era una grande pozza d’acqua che veniva usata per le lezioni di nuoto. Inoltre aveva predisposto un piccolo Auditorium per le esibizioni teatrali dove “Sior Ulivo” era la voce narrante durante le esibizioni, e poi c’erano le lezioni di canto.
La Banda musicale era istruita e diretta dal Maestro Gio Batta De Vittor (conosciuto anche come “maestro Spin”), si esibiva in occasione di festività religiose nel mandamento di San Vito ma anche fuori (i suoi ex allievi ricordavano un concerto a Venezia in Piazza San Marco) e suonava anche per le strade di San Vito per il divertimento della gente e degli stessi ragazzi.
La sua casa non era solo un luogo di svago ma anche, gratuitamente, di buon studio e di apprendimento. Olivo viveva per i ragazzi e loro credevano in lui. Dopo aver trascorso qualche anno con l’assistenza di “Sior Ulivo”, molti di quei ragazzi trovarono un buon posto di lavoro nel ramo impiegatizio anche al di fuori di San Vito, perché il nome di quel precettore era diventato una garanzia di capacità e serietà.
“Sior Ulivo” interruppe la sua attività con i ragazzi solo a causa dei tragici avvenimenti della Prima Guerra Mondiale e la conseguente fuga a Firenze con il segretario comunale sanvitese.
Anche la moglie Dina, sua inseparabile compagna di vita, era impegnata con le attività del marito: una vita vissuta nella generosità accogliendo numerosi bambini e ragazzi, offrendo loro gratuitamente cultura e istruzione. Insieme hanno compiuto un piccolo miracolo!
La morte di Olivo Manfrin avvenne il 28 luglio del 1943.
Il settimanale diocesano “Il Popolo” del 29 agosto 1943 scrisse di lui: “Muore in ospedale il signor Olivo Manfrin. Modesto impiegato municipale e poi pensionato edificò tutti e sempre con l’esempio d’una vita pia, integerrima, dedicata in gran parte al bene della gioventù sanvitese. Il suo nome è legato al Ricreatorio “San Vito”, istituzione da lui creata ancora nel 1903 e alla quale dedicò i suoi proventi, la sua attività e il suo cuore generoso”.
L’amministrazione comunale volle ricordare intitolandogli una via del centro cittadino.

Quale ringraziamento per la sua opera di educazione disinteressata e gratuita, in seguito è stata posta una lapide dedicata nella tomba dove ancora oggi è sepolto, nel cimitero di San Vito al Tagliamento.
Questa tomba in cui Olivo Manfrin giace con la sua amata Dina e suo papà Antonio è stata restaurata grazie all’interessamento ed all’intervento dell’Associazione SOMSI San Vito al Tagliamento nell’anno 2025.